Progetto Calapranzi

Un nuova collana di libri completamente dedicata al teatro contemporaneo

Non dimenticate che la terra ha circa cinquemila milioni di anni, come minimo. Chi può permettersi di vivere nel passato?

Harold Pinter

Non è certo questa la sede per aprire una riflessione sui canoni letterari, sull’istruzione e sulla cultura teatrale. Ci interessa invece sottolineare, con un pizzico di provocazione, l’ibridismo culturale e la vivace intertestualità che investono il genere drammaturgico e che spesso spingono ai margini delle librerie e dei teatri questi non-libri e non-teatri, ma che a nostro giudizio costituiscono le peculiarità di un genere unico.

Il teatro si può leggere? In prima battuta, oggi più che mai, risponderemmo di no a questa domanda, evocheremmo il contatto vivo, la presenza fisica di spettatore e performer, la comunità dell’atto teatrale, la ritualità. Proviamo allora a rovesciare la domanda: le drammaturgie sono teatro? Nell’immaginario collettivo no, fanno parte del processo produttivo, della via che porta al teatro “vero”, abitano la periferia del mondo teatrale. Spesso le si pensa come una deriva del mondo teatrale, o un suo derivato di carta. Eppure quest’idea non sembra tanto eretica se pensiamo ai grandi classici, a Beckett, a Shakespeare, a Euripide: cioè agli antichi, agli autori morti. Non a caso quei magri scaffali contengono quasi esclusivamente questi nomi. Dall’altro lato, intanto, i drammaturghi viventi (soprattutto italiani) subiscono queste gerarchie culturali, faticano a vedersi riconosciuta un’autorialità definita e consolidata tanto in ambito letterario quanto in ambito teatrale.

Come l’immagine del celebre calapranzi di Pinter, durante la lettura ci ritroviamo in un “dentro-sotto”, mentre il testo è l’unico tramite di un “fuori-sopra” invisibile ma continuamente immaginabile, riformulabile, traducibile. Questa collana di drammaturgia contemporanea vivente si ispira a quell’immagine. Leggere teatro ci ricorda che il teatro non è un’arte chiusa, ma è davvero ovunque, e le drammaturgie possono aiutarci a (ri)trovarlo.

Riccardo Corcione

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