Un pallido puntino azzurro

Autore Christian Di Furia
ISBN 9788899151140
Ebook https://amzn.to/3kvlAwy
In quarta Un pallido puntino azzurro è un monologo di genere fantastico che narra le vicende di un singolare astronauta. Italo Calvino, Raymond Queneau, Jorge Luis Borges, Primo Levi, sono soltanto alcuni tra i più noti rappresentanti, certo nella letteratura narrativa, di un particolare approccio creativo che ha da sempre tratto stimoli dalla combinazione tra fantasia e scienza al fine di analizzare gli aspetti dell’animo umano. “Un pallido puntino azzurro” è una drammaturgia che aspira a calare nella magica scatola teatrale il percorso umano di un personaggio, trasfigurando lo spazio infinito in un viaggio avventuroso.
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Testo finalista al Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2017

«Perdonate, cortesi spettatori, le nostre disadorne e anguste menti, se abbiamo osato presentarvi qui, su questo nostro indegno palcoscenico, sì grandioso argomento. Come potrebbe mai questa platea contenere nel suo ristretto spazio le sterminate campagne di Francia? Come stipare in questa “O” di legno pur solo gli elmi che tanto terrore sparse per il cielo di Azincourt?»

Con queste parole il coro, nelle primissime battute dell’Enrico V, si scusa con il pubblico per i mezzi limitati che il teatro userà per evocare le grandi battaglie tra la Francia e l’Inghilterra. Shakespeare, attraverso questo espediente, chiama in causa gli spettatori e la loro immaginazione, ricordandoci di come in fondo il teatro non sia esattamente quello che avviene sulla scena, e nemmeno la rappresentazione della storia che avviene nella testa della gente in platea, quanto forse qualcosa che si materializza in un ipotetico terzo luogo che esiste solo nel momento in cui i corpi degli attori e quelli degli spettatori si danno convegno all’interno della sala.

Non va vista allora come un’esagerazione la scelta di Christian di Furia che, a teatro, ha scelto addirittura di portarci un viaggio spaziale che si spinge fino alle estreme propaggini del nostro sistema solare, alla scoperta di Giove e Saturno, sorvolati per la prima volta da un essere umano.

Che tipo di astronauta è mai questo? Una persona che ha affrontato un allenamento durissimo e ha competenze scientifiche al di sopra della media o un uomo sperso che, come uno qualunque di noi, può finire per esser preda dei propri timori irrazionali?

Proprio come il Tom del celebre brano di David Bowie, Space Oddity, che arranca nella sua condizione di ottundimento spaziale fino a regalarci uno dei più bei versi della canzone rock del Novecento, semplice e complesso, dove bellezza e malinconia convivono nella consapevolezza della nostra condizione di esseri infinitamente piccoli, infinitamente fragili, a cospetto della terribile vastità dell’universo: planet earth is blue and there’s nothing I can do. Il pianeta Terra è lontano, terribilmente lontano. Un pallido puntino azzurro.


Christian di Furia

Scrive da qualche anno per il teatro. I suoi testi hanno ottenuto riconoscimenti da alcuni dei più importanti festival di scrittura teatrale. Nel 2021 vince il premio Hystrio con Amore storto e ottiene la menzione speciale “Franco Quadri” al Premio Riccione per Flusso.