Recitare è una stronzata

Autore Christian di Furia
ISBN 978-88-99151-06-5
In quarta Alla fine del cammino tra le parole e gli esercizi di questo libro, la verità è una sola: non esistono gli attori, esistono le persone. Un piccolo passo appena divide la platea dal palcoscenico. E non è la dizione o l’uso del diaframma, non è il movimento scenico o il costume; è il coraggio a spingere il piede più avanti. L’attore è solo una persona coraggiosa. Certo, c’è un bagaglio tecnico da apprendere e portarsi dietro, elemento imprescindibile, non c’è dubbio. Ma prima di tutto c’è un individuo che sale su un palco e decide di raccontare una storia, mettendo in luce la propria faccia e nella voce le proprie emozioni. Prima di tutto ci sono le emozioni. Non si insegnano, non si imparano, non si leggono sugli opuscoli. La sera della prima lezione di laboratorio, Roberto dice sempre che quello che ci rimane attaccato addosso, i pensieri, le preoccupazioni, i litigi, il lavoro, tutto rimane fuori, una volta chiusa la porta del teatro. Non è solo un confine geografico. Bisogna chiudersi dentro e cadere. Perché si viaggia per viaggiare. L’arrivo è soltanto una conseguenza.
€ 11

Primo comandamento: non avrai altro attore all’infuori di te

«Il drammaturgo fa il drammaturgo e racconta una storia; come vuoi che le cose avvengano è compito del regista, che passa agli attori la sua idea. Ma sono gli attori che la mettono in pratica. Togli, togli, togli e togli, il regista non serve a un cazzo, il drammaturgo non serve a un cazzo. L’unico di cui non puoi fare a meno è l’attore. L’attore è tutto. Il vero creatore è l’attore. L’attore potrebbe decidere di non dire neanche una battuta del testo, pur mantenendo tutta la storia del drammaturgo, e può decidere di fare una regia completamente diversa, e avremmo comunque uno spettacolo. Magari uno spettacolo di merda, però avremmo comunque una creazione. Nel momento in cui si crea, replica dopo replica, c’è solo l’attore. Il drammaturgo crea prima: crea la storia, crea il contesto, i motivi. Il regi-sta crea gli stati d’animo, tutto quello che tra le righe traspare nel testo, crea le suggestioni nell’anima e nel cervello dell’attore. Dopodiché, tutti e due, regista e drammaturgo si siedono sulle poltrone. È l’attore, l’unico, che crea ogni giorno. L’attore è l’unico artista, gli altri sono scienziati: sperimentano, rischiano, ricercano. Ma non creano ogni giorno, dal niente, la vita. Non sono Dio. L’attore può fare in modo che una cosa che non esiste ci sia e poi muoia alla fine dello spettacolo. Chi si gioca tutto è chi va in scena. Il drammaturgo potrà sempre dire “Non hanno capito il testo”, il regista potrà dire “L’attore non ha fatto quello gli dicevo”, l’attore non potrà mai dire un cazzo. Non ha difese, rischia tutto.Questo è l’unico motivo per il quale si può voler fare questo mestiere: non ci sono i soldi, non c’è soddisfazione. L’unico motivo è che per un attimo, per un’ora, tu sei Dio. Si accende la luce perché l’attore sale sul palco, poi la luce si spegne e tutto ritorna buio. E quella creazione non tornerà mai più. Sì, forse ci sarà un’altra replica, ma quella sarà un’altra creazione, con un altro pubblico, con altre cose, diverse.Quando vai sul palco non ci andare tanto per farlo: non serve».

Secondo comandamento: non fingere e non pensare

«Il teatro vuole comunicare la realtà e la verità. Il limite dell’attore è che pensa, e invece non deve pensare mai. Deve seguire l’istinto. Altrimenti il teatro diventa una cosa finta, su un testo finto, su un palco finto, tra mura finte. Se siamo finti anche noi, è la fine. L’unica cosa vera in teatro è l’attore, che è fatto di carne e di sangue. E quello bisogna dare: carne e sangue. Non la filosofia. I pensieri li mette l’autore. L’attore pensa un miliardo di volte prima, in prova, mentre analizza, ma quando ha preso una decisione è quella, e quella, sul palco, deve essere. Ha pochi proiettili, e quando sale sul palco, deve colpire al cuore, non alla spalla, altrimenti, per ammazzare, dovrà sparare un altro colpo, e tutti sti proiettili non ci sono».

Terzo comandamento: ricordati di ingannare te stesso e di non avere certezze

«Riusciamo a creare la vita vera, e non a scimmiottarla, quando non abbiamo certezze. L’attore deve essere messo in difficoltà. Quando un attore va sul palco vive, e quando uno vive non dà per scontato quello che accade. Sta attento a quello che accade e reagisce».

“Bisogna mettere lo sgambetto all’attore”. Ho poi scoperto che lo stesso Bene aveva appreso da Eduardo De Filippo quella lezione.

Una volta, ricordo, fummo convocati io, Vittorio Gassman ed Eduardo da Nicola Chiaromonte, all’Espresso, come i più “importanti” esempi di tre diverse generazioni del teatro italiano. Si voleva nell’occasione istigare tra di noi polemiche di veduta sul teatro, ma più si discuteva e più si andava straordinariamente d’accordo. Quando poi Chiaromonte ebbe a chiedere: «Cosa si può fare per l’attore?», Eduardo concluse: «Complicargli la vita».

Ecco, Eduardo è un maestro nel prepararsi di continuo intralci e trabocchetti in scena.

Da Sono apparso alla Madonna di Carmelo Bene


Christian di Furia

Scrive da qualche anno per il teatro. I suoi testi hanno ottenuto riconoscimenti da alcuni dei più importanti festival di scrittura teatrale. Nel 2021 vince il premio Hystrio con il testo Amore storto.